Rassegna della critica


Sapere, bene comune: Il linguaggio informatico,
bene universale.

Arturo Di Corinto Università La Sapienza di Roma

(...) Se il linguaggio, la langue e la parole, è il "sistema operativo" della società, il software è il linguaggio dell'innovazione scientifica e tecnologica nella società dell'informazione. Per questo deve essere libero, cioè liberamente utilizzabile per favorire il progresso di tutta la società, di ogni società, perchè, al contrario, saremmo tutti un po' meno liberi.
Pensate se qualcuno brevettasse il linguaggio. Un storia a fumetti del 1991 di Zzywwuruth e Cicarè pubblicata dagli editori de Il Grifo , è veramente profetica di questa terrificante prospettiva. Il cattivo della storia, un certo Brevetto Protoplasto , chiede a un tribunale di riconoscergli tutti i diritti sulla cucina e sul vocabolario, suscitando l'ilarità della Corte e del pubblico. Il giudice sottolinea che per istruire una tale richiesta dovrebbe perlomeno dimostrare di avere inventato il fuoco e la parola. Il cattivo le rivendica in quanto discendente di Adamo. Secondo il giudice però tutti siamo discendenti di Adamo e tutti abbiamo pari diritto di parlarci e cucinare. Ma Brevetto sostiene che lui è un discendente diretto di Adamo per via di Caino e che, contrariamente agli altri umani, lui può dimostrarlo: le prove a suo favore sono un preciso albero genealogico redatto e firmato da preti, bonzi e muezzin, finanche da Darwin e, soprattutto, è in possesso della mela del peccato originale di Adamo trasmessagli intatta dopo settemila generazioni. Esaminate le prove, la corte è costretta a riconoscergli la "paternità" di ogni lingua e ricetta di cucina e da quel momento gli umani sono obbligati a pagare a Brevetto Protoplasto un balzello ogni volta che si proferisce parola o ci si mette ai fornelli, di fatto rendendo l'umanità schiava in quanto insolvente debitrice nei confronti di Brevetto Protoplasto.
La morale è che se venisse brevettato il linguaggio saremmo di colpo tutti schiavi, obbligati a pagare una tassa ogni volta che lo "eseguiamo", e il copyright sulle ricette di cucina impedirebbe finanche alla nonna di passarcele se non pagassimo le royalties al suo "inventore".
Per il software è già successo qualcosa di simile. (...)



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