Rassegna della critica


Quand'ero piccolo di Pablo Echaurren

Quand'ero piccolo avevo tre gatte: Mio-Mio,Violetta e la terza si chiamava Cicarona, era bianca e nera, tipo Felix the Cat. Così ogni volta che sento il nome di Cicarè mi torna in mente quella micia e il suono mi si associa automaticamente all'idea di morbidezza, di sofficità, di tenerezza. So bene che Mauro è il creatore di Fuori di testa, di Eddy Mano Pesante, fumetti in qualche modo duri, violenti, cattivi per forza, ma a guardarlo bene il suo segno è tutt'altro che brutale e trasgressivo. Al contrario le sue forme sono opulente, dense così come il suo colore che sempre più comincia a rivelare la propria materialità. E' questo colore che, prima di tutto, tende a trasformare il fumetto in pittura. E' sempre lui che, caricandosi, accendendosi, addensandosi e mostrando di che pasta è fatto, dichiara la volontà del suo autore di uscire dalle gabbie strette, troppo strette delle strisce. Meglio dunque uscire dalle linee di demarcazione, permettersi il lusso di sconfinamenti nell'uno o nell'altro territorio, indifferentemente. Alla faccia di chi pretende di classificare l'arte che, da parte sua, non conosce categorie ma solo se stessa, sempre spudoratamente libera.



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