| Fumetto, pittura e Cicarè
di Roberto
Roda
(...) E Cicarè? Dove dobbiamo collocare la sua esperienza nel percorso artistico
che abbiamo appena sintetizzato? Di Mauro conosciamo il punto di partenza, cioè
quella straordinaria fucina che è stata la rivista Frigidaire, percepiamo distintamente
i riferimenti culturali più apertamente dichiarati, il cinema noir, le metropoli notturne
di Chandler e Simenon, eppure i suoi dipinti-fumetto sembrano riottosi a ogni facile
catalogazione.
Di certo non appartengono alla ricerca concettuale ma obbediscono al bisogno di
raccontare delle storie. Come i quadri di Buzzati, verrebbe da dire. E, come in
Buzzati, protagonisti sono spesso i falansteri, i grandi palazzi condominiali delle
metropoli dove succedono tante cose, dove ogni finestra illuminata o dimenticata
aperta lascia intravedere una storia.
Quelle di Cicarè sono storie di persone senza illusioni, che vedono alla finestra
un treno passare, che guardano la televisione, che fanno sesso (svogliatamente?),
che suonano.
Ma stranamente, a differenza delle storie di Buzzati, nei quadri di Cicarè c'è silenzio,
mancano le voci come se, dopo trent'anni, nessuno avesse ancora voglia di parlare.
Gli sguardi sono fissi, attoniti, senza futuro come se nella grande megalopoli, nella
giungla d'asfalto, gli ultracorpi di Don Siegel avessero definitivamente trionfato.
La speranza sembra affidata solo a pochi esseri alati, forse usciti da un film di Wenders,
che ignorati, attraversano strade e camere da letto. Certamente sono angeli.
Angeli caduti, figli di quelli che, negli anni sessanta, un artista della fotografia vicino a
Warhol, Duane Michals, ci raccontò perdere le ali per un fugace orgasmo.
Che straordinario narratore è stato Michals. I suoi racconti fotografici presentano
forti assonanze visive con le coeve narrazioni pittoriche di Dino Buzzati.
Ieri Buzzati e Michals. Oggi Mauro Cicarè. Un racconto artistico che si evolve di mano
in mano nel corso di 30 anni. Mani sensibili, mani d'artista si passano il testimone senza
potersi mai stringere, senza riuscire a toccarsi. E' questo il potere arcano della creazione
artistica.
Chandler, Simenon, Don Siegel, Wenders, Buzzati, Michals stanno tutti qui, nelle notti
urbane di Cicarè, percorrendo strade senza fine mentre da una finestra aperta
escono le note di una tromba.
Ancora una volta Chet Baker sta intonando le solitudini struggenti di Silent
Night. |